Il futuro del Clubbing italiano: riusciremo a salvarci?

Il futuro della Nightlife e del Clubbing in Italia è uno degli argomenti caldi di questo periodo: ne abbiamo parlato con Stefano Astore, fondatore di "Club Nation", società di Booking di artisti e di eventi, e direttore artistico dei Magazzini Generali di Milano.

Ciao Stefano e benvenuto! Iniziamo con il tuo punto di vista, in generale, sulla situazione clubbing legata all'emergenza Covid19  

Ciao a tutti, è un piacere fare due chiacchiere con voi! Il clubbing, come giusta conseguenza al lockdown, è fermo da circa 2 mesi, siamo stati i primi a chiudere, e anche se non ci sono ancora comunicazioni ufficiali da parte delle istituzioni ma solo “rumors”, siamo convinti che saremo gli ultimi a ripartire.  Faccio una premessa: l’emisfero clubbing è un vero e proprio generatore economico che fattura diversi milioni di euro in tutto il Paese. Entrando nello specifico, sperando che questo aspetto sia chiaro a chi ci governa, Il Clubbing ha una filiera che comprende tantissime figure professionali che vanno dai promoter, tecnici, artisti, proprietari di locali, direttori artistici, booker, manager e tante altre figure che con il proprio lavoro legato all’intrattenimento e alla cultura pagano l’affitto e le proprie spese primarie. Ad oggi purtroppo non abbiamo nessuna informazione, soprattutto nessuna data certa per la riapertura delle nostre attività; mi duole dirlo ma, come spesso accade,  a differenza nostra, in altri Paesi europei una data anche se ipotetica è già stata data: è il 31 Agosto 2020, fino al quel giorno non ci potranno essere eventi musicali o assembramenti (vedi Germania) oltre le 50 persone. In questa situazione di limbo molti imprenditori e promoter stanno cercando di spostare in avanti di mese in mese i propri concerti e serate clubbing, con la speranza che si possa riaprire in estate o, più probabilmente, in un periodo che potrebbe andare tra settembre e dicembre di quest’anno. Il clubbing in Italia è stato spesso associato a situazioni di pericolo per la società, questo concetto superficiale ignora di fatto quanto sopra detto. Il clubbing è tutt’altro che pericoloso. Il clubbing è cultura che si manifesta attraverso le rappresentazioni di Dj Sets, Festivals ed eventi internazionali legati ad artisti che spesso hanno donato concretamente pagine interessanti ed importanti alla musica contemporanea.  Il Clubbing è anche intrattenimento e coesione sociale, ha permesso a generazioni di formarsi e scambiare emozioni su un dancefloor. In sostanza, a mio avviso il Clubbing dovrebbe essere percepito a tutti gli effetti come una risorsa. Il clubbing quindi oggi è ferito ma deve soprattuto essere garante di sicurezza, ritengo quindi assolutamente giusta la chiusura delle attività che generino assembramenti, quello che vorrei capire è: cosa succederà dopo ? Le istituzioni, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, come intendono affrontare questa emergenza economica che ha colpito il nostro settore? Ad oggi i segnali sono evidenti di una scarsa presa di visione delle problematiche generate dal Covid19 nel Clubbing...

Quali saranno, secondo te, i cambiamenti principali che andrà ad affrontare il mondo della nightlife da qui ai prossimi mesi?  Ti confesso che stiamo vivendo alla giornata, abbiamo pochi dati su cui fare affidamento ma, per natura sono propositivo e ottimista, sto quindi indagando alcune opzioni con altri promoter e agenti del mio settore. Abbiamo iniziato un confronto sull’esperienza del “lockdown lavorativo”,con alcune persone stiamo elaborando idee legate alla sicurezza del pubblico. La convinzione di tutti è che senza un luogo sicuro dove aggregarsi non sarà possibile operare, anche se aprissimo domani, il pubblico  per partecipare dovrà sentirsi sicuro.  In che modo potremo garantire sicurezza per il pubblico? Bisognerà sanificare le persone all’ingresso ? forse. Questi luoghi dovranno possedere delle mascherine da dare a chi non le ha ? forse. Bisognerà misurare la temperatura come potrebbe accadere al check in aereoporto? forse. Anche la geolocalizzazione delle persone credo potrà essere d’aiuto.  Dipende molto da come si evolverà la situazione, queste sono le domande che ci stiamo facendo basate su quello che succede giorno dopo giorno. 

Cosa pensi dovrebbero fare il governo e le istituzioni, concretamente, per aiutare un settore che oggettivamente, sarà tra gli ultimi a ripartire?


Su questo ho le idee abbastanza chiare, per ripartire serve un impulso economico importante capace non soltanto di far sopravvivere il Clubbing, ma anche di dare l’energia economica giusta per investire nuovamente su eventi futuri ancora da programmare.

Ho letto e mi sono confrontato con molte persone, alcune di queste proposte ovviamente derivano da idee di altri o da confronti, Assomusica ha centrato molti aspetti con alcune proposte che ha esposto qualche giorno fa. Le mozioni arrivano anche da singole persone, amici ed addetti ai lavori, le idee sono di tutti oggi più che mai, quindi:


- Aliquota IVA  per lo spettacolo al 4% (come Giornali, libri e edizioni musicali a stampa )

- Rendere le capienza finalmente uniformi per tutti gli spettacoli/concerti DJ set  e renderci cosi concorrenziali in questo senso con altri Paesi Europei

- Abolizione sull'Imposta sugli Intrattenimenti (10%). E' un vero appesantimento sulle economie degli organizzatori. 

- Abolizione del limite orario delle ore 3 per la somministrazione di bevande alcoliche.

- Reinserimento dei "voucher" lavorativi nel settore spettacolo. I lavoratori della nostra filiera sono spesso stagionali o a “chiamata” in base all’evento che costruiamo. Show per 50 persone sono gestiti con un numero di personale sicuramente inferiore che per eventi da 1,500. Serve maggiore flessibilità’ in questo senso.

- Richiesta di predisposizione per un Albo professionale per chi lavora nel mondo della musica (Artisti, Promoter, Tecnici, Agenti)

- Permettere di accedere a un bonus Musica e Cultura per i giovani fino a 25 anni che diano sconti importati per concerti e manifestazioni musicali (esiste già 18app e ha dato buoni risultati, dal 2021 pero’ da 500 passera' a 300 euro)

La discoteca si basa sui rapporti umani, sul contatto, sulla condivisione: pensi possa esser sostenibile un modello basato sul "social distancing" in questo contesto?  Si sta parlando di riaperture con capienze ridotte per luoghi adibiti all’intrattenimento, c’è però un grosso "ma": un cinema o un teatro forse potrebbero aderire a tale opzione, viene da se che il clubbing su questa idea risulterebbe tagliato fuori per motivi evidenti legati alla fruizione dei nostri eventi.   Se il governo nei prossimi giorni farà chiarezza, forse allora alcune proposte potranno essere studiate ad hoc su basi più solide.

Quali possono esser, a tuo parere, gli ingredienti per superare, una volta riaperte le porte dei club, questa crisi? Di solito dalle situazioni di difficoltà nascono le migliori soluzioni.


L’ingrediente principale a parer mio potrebbe essere quello di creare un fronte comune tra i maggiori attori del Clubbing italiano, precisando che la cosa non è mai accaduta nei 18 anni in cui ho esercitato questo mestiere. Si dice che è l’unione a generare la forza, trovo questo proverbio più che mai azzeccato in questo momento di crisi globale. Si potrebbero progettare delle soluzioni, degli eventi per autofinanziare il nostro “mondo” e dare una mano ad alcune figure professionali in vera difficoltà economica. Sono allo studio un po’ di idee, vediamo come e se si evolveranno.


La ricetta perfetta non esiste, non mi piace fare la vittima della situazione, oggi siamo tutti in difficoltà ma mi aspetto che attraverso investimenti e forti sgravi fiscali il governo dia linfa vitale per permettere a chi investe sugli eventi musicali di avere la possibilità di far lavorare tutta la filiera dello spettacolo.

Quali consigli ti senti di dare a tutti gli operatori del mondo della nightlife in questo momento? 


Il consiglio che do a me stesso e a tutti è un incoraggiamento a non mollare in questo momento, perché le cose miglioreranno e torneremo tutti a fare quello che più ci piace fare, lavorare per e con la musica in Italia. 


Ringraziamo Stefano Astore per la bella chiacchierata! 


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